In ricordo di Pino Rosati.

Era arrivato attratto dai laboratori di scrittura, di pittura, di teatro che nascevano nel parco di San Giovanni mentre i reparti di giorno in giorno si svuotavano definitivamente.  Sognatore, curioso, accogliente animava sommessamente questi luoghi. Cominciammo a capire allora che non di ambulatori avevamo bisogno ma di luoghi di incontro, di scambio, di conflitto. Di laboratori infine. I progetti che prendevano forma erano frequentati da giovani artisti della città, studenti, volontari, visitatori e dai frequentatori dei centri di salute mentale. Con la forza delle sue idee e della sua eccentrica creatività è stato l’anima di tante storie. Uomini e donne hanno cominciato con Pino – in silenzio, senza clamori – a scoprire inaspettate abilità, desideri e passioni. Sono nati un numero infinito di progetti, di corsi di formazione, di singolari istallazioni che oggi, a un anno dalla sua morte facciamo fatica a contare.

Lo spessore del suo lavoro non potrà non essere oggetto di studio.

Aveva solo la terza media, Pino, era un autodidatta, abitava con una mamma amorevole in un piccolo appartamento delle case popolari nella periferia di Trieste. Colpiva la sua profondità di pensiero insospettabile in quel giovane timido e ritroso. Aveva conosciuto, senza frequentare l’accademia, Emilio Vedova che apprezzava i suoi grandi lavori; più volte l’aveva invitato a frequentare l’accademia di Venezia con una borsa di studio, ma Pino, pur mantenendo un buon rapporto di amicizia col maestro, aveva sempre rifiutato. Era a modo suo un po’ anarchico e insofferente alle regole e alle istituzioni.

Il progetto “Trieste ombrelli bora”, ha fatto il fascino del laboratorio raccogliendo ombrelli stravolti dal vento per farne borselli, borse, borsette e originalissimi aquiloni. Da qui il recupero di stoffe e vestiti che hanno dato forza e colore al laboratorio, che intanto diventava sartoria sociale, con Pino presidente, ma prima di tutto direttore artistico. Frequentando il lavoro di Lister ho sempre pensato alle sartorie sociali che Thomas Sankara, giovane governatore del Burkina Faso, nato dal popolo e cresciuto col popolo, aveva istituito nel suo paese, dando lavoro a decine e decine di donne.  Le donne delle sartorie sociali l’avevano accompagnato a New York e avevano partecipato a una sessione dell’ONU con le loro vesti colorate e le stoffe preziose. Sankara giovane ed entusiasta presidente stava dando futuro al suo povero paese. Libertà, eguaglianza, giustizia sociale durarono poco. Fu ucciso dopo poco meno di due anni in un agguato sulla soglia della sua casa. Del giovane presidente del Burkina parlavo spesso con Pino.      Forse il fatto che dà più il senso della sensibilità e della visione politica di Pino Rosati è quanto accaduto nell’asilo di lingua slovena di San Giacomo. Una notte, l’asilo era stato violato da una banda di fascisti, che avevano incendiato i tavolini, i giochi e i lettini.  Con tutte le lavoranti e i lavoranti della sartoria, Pino ha pensato di dedicare un intero corso dell’Enaip alla ricostruzione in tessuto dei giochi e degli oggetti dell’asilo. Così in sei mesi l’asilo si è animato di una miriade di pesci: coccodrilli e balene, delfini e polpi con grandi e accoglienti tentacoli e stoffe morbide che diventavano sedili, divani, giochi di ogni genere. Pino, da direttore artistico – anche se non amava affatto sentirsi chiamare così – io insisto a farlo – ha dato alla cooperativa e al laboratorio un segno e una presenza nella città.

In molti si domandano cosa voglia dire il nome della sartoria. Pino aveva cominciato a ragionare sulle divise da lavoro, sulle tute, che i triestini chiamano terlis. Il nome del laboratorio è un anagramma di questa parola: le divise uniformano gli uomini e le donne, ma basta spostare una lettera per rendere ognuna di queste forme singolari e restituire soggettività a chi la indossa.

Mentre cresceva Lister, Pino ha dovuto fare i conti con un’ingravescente polinevrite ereditaria, che l’ha privato dell’uso delle gambe e al 90% delle braccia e delle mani. È riuscito a stare in contatto con tutti, non è mai mancato un giorno in cooperativa. La sua presenza silenziosa continua a indicare la strada.

15 luglio 2025

Peppe Dell’Acqua

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