Gorizia – Università – Aula Magna – mercoledì 12 novembre 2025
Tavola rotonda “Sulle frontiere dei diritti. Da Basaglia ad oggi: i soggetti e la cittadinanza”
Intervento di Silva Bon
Ringrazio
Se mi è permesso, prendo lo spunto per il mio breve intervento dalla lettura attenta del testo introduttivo, redatto dagli Organizzatori di questo Convegno, che fa suo il motto “GO!Borderless”.
Penso ai tanti confini, vecchi, nuovi, cancellati, ribaditi, rafforzati, imposti. Confini non solo materiali, politici, statuari, nazionali, ma anche immateriali, mentali, religiosi, stereotipici, precludenti, escludenti. Confini che a volte addirittura negano la vita, la possibilità di vita, l’esistente e il vivente – in tutte le sue forme.
Le parole chiave rintracciate nella “Introduzione ufficiale al Programma del Convegno” hanno una netta valenza politica, una rilevanza politica che parla di necessità di approcci, discorsi, approfondimenti interstiziali, contaminazioni, tra conoscenze e discipline operative le più diverse. Possono essere frutto esperienziale di culture anche geograficamente distanti, messe in confronto, messe in ascolto reciproco, attive in un dialogo che deve garantire rispetto e onestà intellettuale. Mi è sembrato quasi un “Appello” forte e dignitoso che invita ad andar oltre a ogni confine, e anche a tutte quelle “gabbie” che ci rinserrano, spesso autoimposte, ma sempre escludenti, che condannano all’impoverimento dell’isolamento e della solitudine – in mezzo al consumismo più sfrenato; alla mercificazione inappagante; al frastuono assordante. Senza regole, senza verità. Soprattutto caduti nel degrado e nell’oggettivazione priva di umanità.
Per tutto questo, Franco Basaglia rappresenta oggi una figura di riferimento di piena attualità, dal punto di vista culturale, inteso nel senso più ampio e comprensivo possibile.
Soprattutto oggi, quando sembra che tutto intorno si confonda e ci confonda. Siamo dimentichi di ogni memoria, di ogni riferimento, di ogni traccia significativa. E ci ritroviamo ad annaspare in un mondo caotico, complesso, dove sembra che solo la violenza e la prevaricazione possano imporsi, e ai più forti sia lecito di arrogarsi di un potere, acquisito di diritto, celando ogni forma di sopraffazione.
E i confini tornano a farsi valere: regole e possibilità di attraversamenti, considerati non convenzionali vengono meno. I confini sono realtà di esclusione, di discriminazione, di gerarchizzazione, di stigmatizzazione. E di tutto ciò, le persone che soffrono per tante forme di sofferenza psichica sono ben consapevoli. E possono dichiararsi “Testimoni di crimine di pace”, quando vengono messi al bando, fatti simili a oggetti di scarto, oggetti di scherno, oggetti di abuso.
Purtroppo questo succede in molte parti del mondo. Spesso le denunce rimangono inascoltate. Si contrappone assuefazione, non indignazione.
Franco Basaglia è stato un coraggioso riformatore, addirittura un rivoluzionario per le pratiche messe in campo in ambito psichiatrico. Ha stravolto le parole, il loro peso, il loro significato, quando oggi possiamo parlare – parliamo – di “Salute Mentale” agita a livello mondiale, secondo regole e paradigmi, istituzioni sanitarie internazionali.
Proprio prendendo avvio dalla esperienza attualizzata sul campo medico e sociale da Franco Basaglia, vengono suggerite posture positive, di attenzione totale, olistica alle persone che chiedono aiuto; vengono proposti interventi operativi che vanno ben oltre alla prescrizione farmacologica.
Gli operatori, le persone responsabili sono chiamate a rispondere a bisogni reali, diffusi, oggettivi, concreti. Si impone la necessità di intervenire con senso di umanità in situazioni estreme, sconvolte da contrapposizioni di odio escludente, degenerato nelle tante guerre totali.
Molte sono le cause di morte che colpiscono persone indifese. Portano a vissuti di sofferenza psichica intollerabile. I traumi sono esperienze molto spesso indicibili. Diventano sofferenza mentale, dolore introiettato, ricordo allucinato, memoria impedita, silenzio cupo: un blocco, un grumo che può esplodere da un momento all’altro in forme che chiamiamo “irrazionali”, “incomprensibili”.
Dare il nome di “follia” a tutto questo male, cui non si sa dare sollievo, è un modo comodo per coprire, silenziare ogni responsabilità, per coprire ogni lutto, per cancellare ogni omissione. Eppure dovremmo essere tutti chiamati a render conto.
Il malessere, la malattia mentale, la depressione, la fuga autodistruttiva, l’estremo autolesionismo, la scelta “lucida e razionale” (?) di morte, sono sempre più presenti nella vita di tutti i giorni.
Penso che dovrebbero porre delle domande concrete; stimolare responsabilità e consapevolezza; richiedere analisi corrette; suggerire risposte coraggiose; provocare azioni reattive e oneste; per andare oltre alla presa d’atto e alla denuncia, pur risentita e addolorata.
Coinvolgere in modo più ampio, allargato possibile, tecnici ma anche gente comune; e soprattutto “fare” – il fare e il saper fare – di cui Franco Basaglia ha dato testimonianza esemplare; e ha dato significato alle pratiche di intervento attivo, che spingono ad agire contro l’inerzia dell’annichilimento.
Franco Basaglia dà atto del “voler fare” e del “poter fare”; dà atto alla spinta verso un ottimismo non ideologico o romantico, bensì concreto e reale.
Soprattutto Umano.
“Apertura di confini” significa “Apertura delle menti”:
possibilità di scambi e di condivisione di conoscenze
volontà di realizzazione di “Libertà”
Che diventa anche – Proposta di Cura – di alto e concreto valore terapeutico.

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